La storia di come la super energica teen band ha trovato una direzione completamente nuova attraverso l’album “Dead Letters”.

I The Rasmus stanno festeggiando il loro 25esimo anniversario questo autunno, facendo un tour sold out nei locali europei e suonando il loro hit album, Dead Letters. Timo Isoaho ha chiesto alla band di abbandonarsi ai ricordi e parlare dei loro piani.

È un insolitamente caldo venerdì di metà ottobre a Budapest, e la data al Barba Negra è andato andata sold out molto presto. Non è una gran sorpresa, dato che la band finlandese, che salirà molto presto sul palco, è ancora molto famosa in Ungheria.
Il concerto di questa sera sarà molto speciale, perché I The Rasmus hanno intenzione di suonare l’intero album di Dead Letters (2003) e come sorpresa extra, dieci vecchie canzoni scelte dai fan.

L’album di Dead Letters che è stato ristampato questo autunno, ha venduto mezzo milione di copie in tutto il mondo, e il suo primo singolo In The Shadows, è stato tra i video più trasmessi di sempre da MTV Europe per molto tempo – era un’epoca in cui MTV era il canale di marketing più influente per la musica famosa.

Resta ancora molto tempo prima che il concerto inizi, e i quattro finlandesi- il cantante Lauri Ylönen, il chitarrista Pauli Rantasalmi, il bassista Eero Heinonen e il batterista Aki Hakala – sono seduti nel backstage del vecchio Barba Negra, visibilmente di ottimo umore.

Aki: abbiamo pensato che sarebbe stato carino fare qualcosa di figo per il 25esimo anniversario della band. Quindi, abbiamo deciso di andare in tour con il nostro album più famoso.
Lauri: È stata una sensazione stranamente fantastica abbandonarsi ai ricordi di Dead Letters. Quando l’album fu pubblicato, all’epoca, non capivamo veramente l’estensione della sua popolarità. Correvamo da un posto all’altro senza il tempo di fermarci.
Aki: Al meglio – o al peggio – siamo stati on the road 270 giorni in un anno.
Lauri: È come se stessimo capendo solo ora il vero significato dell’album, quindici anni dopo. Durante questo tour abbiamo messo sentito frasi come “Dead Letters è stato il primo album che ho comprato” o “Ho iniziato a suonare la chitarra grazie a Dead Letters”. Quando penso a me stesso all’età di circa 15 anni, alle mie band preferite – Metallica, Red Hot Chilly Peppers e così via – e ai loro album, erano più grandi della vita per me. Quando ascoltavamo i loro album, abbiamo fatto patti di sangue per la vita. Quando realizzi dopo anni che Dead Letters è stato importante allo stesso modo per alcune persone … è assurdo!
Pauli: Abbiamo suonato al The Forum a Londra una settimana fa. Alcuni metallari barbuti sulla trentina ci hanno detto emozionati che Dead Letters era il loro album preferito ma che non avevano avuto la possibilità di vederci live ai tempi. E ora potevano farlo, e pensa vano che fosse il regalo migliore di sempre.
Eero: Dopo Londra, abbiamo suonato a Milano. Una fan ci ha detto che si erano innamorati così tanto di Dead Letters che decisero di imparare l’inglese solo per essere in grado di entrare in modo più profondo nel mondo della loro band preferita. Spesso, sentiamo che le persone hanno trovato amicizie che durano da una vita o mogli/mariti attraverso i The Rasmus. È una sensazione fantastica.

Alla fine dell’ottobre del 2001, i The Rasmus diventarono conosciuti da tutti in Finlandia, quando fu pubblicato l’album Into e questo aprì la strada per il loro album hit internazionale.
Into vendette più di 70.000 copie e il suo singolo più famoso, F-f-f-falling era una canzone rock entusiasta e gioiosa, con un Lauri Ylönen biondo in maglietta bianca che nel video saltellava di qua e di là con grande energia.
Solo un anno e mezzo dopo, i The Rasmus trasmettevano emozioni completamente diverse.

Pauli: Sicuramente non avevamo pianificato su una lavagna che avremmo iniziato a produrre materiale più tetro. È successo spontaneamente.
Lauri: Abbiamo avuto un’atmosfera abbastanza allegra per molti anni, ma poi il pomeriggio di sole iniziò a diventare sera e nuvole più scure apparvero all’orizzonte.
Eero: Scoprimmo nuove band preferite, come System of a Down, Muse e Apocalyptica. Suonammo anche molti concerti con, per esempio HIM e Negative.
Lauri: Non eravamo neanche più adolescenti. Avevamo 23-24 anni, quindi iniziavamo ad avere anche un atteggiamento più serio e riflessivo sulle cose. Avvelenavamo anche i nostri corpi con l’alcol nei bar di Kallio a Helsinki e leggevamo di caccia alle streghe, occultismo e altri argomenti del genere. Allo stesso tempo, la band e il look iniziarono a cambiare.
Eero: Una nostra buona amica morì per eroina in quel periodo e il padre di un’altra nostra amica si suicidò. Quando i testi delle canzoni iniziarono a parlare di questo genere di cose, anche la musica diventò più malinconica.

Col senno di poi, i The Rasmus arrivarono ad un interessante “make it or break it” nel 2003: grazie all’enorme successo dell’album Into, I musicisti furono in grado di investire tutto nella band – e allo stesso tempo, il nuovo materiale immagine erano lontani dall’essere un seguito all’energia festosa di Into.

Pauli: Certamente sentimmo commenti come “siete completamente impazziti?”. Che avevamo già avuto una grande hit, F-f-f-falling e che adesso stavamo per fare qualcosa di completamente diverso.
Aki: D’altra parte, qualsiasi cosa faccia, ci sarà sempre qualcuno che ti critica.
Lauri: Abbiamo ricevuto ogni tipo di consiglio durante gli anni, e la gente molte volte si faceva domande riguardo le nostre scelte dei singoli. Solitamente è sempre stato un segno per noi, del tipo “hmm ci dev’essere qualcosa in questa canzone”.

Uno degli esempi più calzanti è In The Shadows. Il singolo numero uno di Dead Letters è cresciuto fino a diventare il più grande successo rock europeo di quell’anno, ma nonostante ciò, probabilmente non può essere trovato sulle guide “così si scrive una hit”.

Pauli: Ci chiedevamo anche se In The Shadows avrebbe funzionato come primo singolo. Il riff e la melodia creavano una combinazione un po’ strana, e nemmeno la struttura della composizione è molto chiara.
Aki: Il film The “Bad Boys” (Pahat Pojat) fu realizzato circa in quel periodo e aveva bisogno di musica, quindi demmo Guilty e In The Shadows al produttore Markus Selin. Pensassimo fossero canzoni cool e lasciammo loro decidere quale canzone preferissero. Selin scelse In The Shadows, ed è anche per questo che divenne il primo singolo.

Dead Letters arrivò sul mercato alla fine di marzo 2003, poche settimane dopo la pubblicazione di In The Shadows. Il singolo aveva già avuto successo nelle classifiche di vari paesi, e presto i telefoni dei ragazzi dei The Rasmus iniziarono a riempirsi di messaggi.

Lauri: “Siete al secondo posto in questa classifica in Svezia!”. “Siete alla prima posizione in questa radio in Inghilterra”. Ricevevamo messaggi ad una velocità insensata.
Aki: Stavamo facendo uno showcase in Norvegia quando sentimmo che eravamo in cima alla classifica degli album in Germania. Nello stesso momento ci dissero che avremmo dovuto suonare in playback. Dicemmo ai norvegesi che i The Rasmus non erano andati là per recitare. Avremmo suonato per davvero o per niente. Più tardi, dicemmo no anche al programma britannico Top of the Pops. Eravamo già arrivati in Inghilterra quando scoprimmo che la loro grande produzione scenica era stata impostata in un posto strano…
Eero: Credo fosse una scuola materna.
Aki: Decidemmo subito che assolutamente no. Non so quanti artisti rifiutarono Top of the Pops negli anni, ma noi lo facemmo!

Anche se un paio di showcase furono cancellati, restavano ancora tante esibizioni.

Lauri: Quando eravamo al punto di maggior successo, la cosa più bella era sicuramente che avevamo la possibilità di fare un numero pazzesco di concerti in un numero pazzesco di paesi.
Aki: Il primo grande concerto del tour di Dead Letters fu quello sold out al Columbiahalle di Berlino con gli Apocalyptica. Il grande canale musicale locale Viva stava filmando, ed eravamo estremamente nervosi. Ma tutto andò perfettamente e il concerto fu oro puro. Quella notte, l’atmosfera era magica e sentimmo che le cose iniziavano a decollare.

E così fecero. I The Rasmus trascorsero i seguenti due anni on the road.

Pauli: Ai tempi eravamo completamente devoti alla band. Niente era più importante.
Lauri: Per bilanciare il lavoro, facevamo festa come pazzi. Potevamo avere un’intervista alla televisione mattutina e ad un certo punto, guardavamo all’orario e realizzavamo che avevamo tempo solo per dormire un’ora. Ma era abbastanza figo. Ci sentivamo come se fossimo pronti alla battaglia, quando avevamo dormito solo un’ora e poi andavamo in TV stanchi e con i postumi.
Aki: Se avessimo bevuto solo té verde e fossimo andati a letto presto, sarebbe stato meglio? D’altronde, non puoi immaginare di andare in una stanza di hotel a dormire dopo un concerto energetico. Avresti perso la testa restando sdraiato senza sonno nel tuo letto.
Pauli: Comunque, prima di un concerto, non abbiamo mai bevuto più di una o due birre. Avevamo la regola di non salire mai sul palco ubriachi.
Aki: Specialmente dopo averlo provato una volta al Tammerfest. Ricordo che iniziai a suonare una canzone e Lauri mi interruppe subito. Poi Lauri disse al microfono qualcosa del tipo “Hey, è l’onomastico di He-Man” e poi il signorino iniziò a cantare “By the Power of Grayskull” e lanciare mandarini al pubblico.
Lauri: Fu vergognoso. Credo che avessimo lasciato che la fama ci desse alla testa… Beh, perlomeno io. Ricordo che stavamo viaggiando verso Tampere venendo dall’estero, e pensavamo arrogantemente che si trattasse solo di un piccolo concerto senza importanza. Del tipo, ma sì, facciamoci una bevuta. Fortunatamente lo facemmo solo una volta.

Il seguito di Dead Letters, Hide From the Sun, fu pubblicato nell’autunno del 2005.

Eero: Quando sei all’apice del tuo successo, è un momento delicato per un artista. Sicuramente eravamo terribilmente infastiditi se una rivista scriveva che i The Rasmus erano un buon gruppo pop. Non pensavamo di essere una band pop. Prima di Hide From The Sun, sentivamo che dovevamo scrivere un album rock scenografico.
Aki: Venne dal cuore, ed è per questo che lo facemmo. Come con tutti i nostri album, non ci siamo pentiti di nessuno di essi.

Gli album successivi, Black Roses, The Rasmus e Dark Matters, che furono pubblicati nel 2008, 2012 e 2017, hanno avuto un sound più luminoso, pop e in parte anche elettronico.

Pauli: Il suono elettronico ci è sembrata la scelta giusta per gli ultimi due album. Per il futuro, comunque, stiamo pianificando qualcosa di differente.
Lauri: É ovvio quando stai scrivendo canzoni ad una tastiera nello studio. Ha un suono piuttosto diverso rispetto a prendere in mano un basso, chitarra e batteria, e suonare nella sala prove.

Il decimo album in studio dei The Rasmus verrà probabilmente pubblicato il prossimo autunno. L’album è a buon punto.

Aki: Abbiamo già avuto una training session in Spagna, e ne avremo un’altra a gennaio. Ora vogliamo fare canzoni nel vecchio stile, perché l’interazione tra noi in precedenza ha creato buone cose. Suoniamo insieme e sperimentiamo e creiamo nuove cose al volo.
Pauli: Ammetto che fossi un po’ preoccupato prima, riguardo al fatto che fossimo ancora in grado di far funzionare questa roba da band old school. Se fossimo ancora in grado di spaccare e trovare la nostra alchimia comune al 100%. Non avrei dovuto preoccuparmi, perché sembra che qualcosa di completamente nuovo sta succedendo. Sicuramente questo Dead Letters tour sold out ha anche risollevato il nostro spirito.
Lauri: La nostra visione per il futuro è chiara: il prossimo passo sarà fare della musica che sia da band. Infatti, ora che la chitarra non è molto popolare nella musica di oggi, questo approccio sembra dannatamente fresco e d’ispirazione!

Un po’ più tardi il live di un’ora e mezza dei The Rasmus procede a tutta velocità. Naturalmente, il materiale di Dead Letters è accolto con euforia, ma lo sono anche canzoni come No Fear, Dead Promises e Bullet, estratte dagli altri album.

C’è tanto per cui meravigliarsi in cima a tutto questo. C’è un grande schermo alle spalle della band che mostra materiale tratto dai video ufficiali e, per esempio, scene di feste in casa registrate da Ylönen.

– Qualche tempo fa, mi sono imbattuto in vecchie videocassette e ho trovato della roba demenziale: ogni tipo di esperimenti pazzi e roba punk oscena. Decidemmo di mettere quel materiale sullo schermo così che le persone lo potessero vedere. Perché beh, perché no? Commenta Ylönen mentre asciuga I suoi sudori da palco.

– Durante questo tour, abbiamo dovuto pensare alla carriera dei The Rasmus. Abbiamo fatto questo per un quarto di secolo, e la nostra vibrazione reciproca è possibilmente migliore di quanto lo sia stata mai prima d’ora. Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli anni, è il fatto che devi avere coraggio di sistemare qualsiasi cosa ci sia di sbagliato. Può solo portare a buone cose!

Articolo originale pubblicato su Soundi 10/19, traduzione in inglese di Ina R.