Lauri Ylönen guarda indietro alla fama ottenuta dal loro hit album – I fan arrivavano anche a casa, “C’erano mani che passavano attraverso la cassetta della posta”.

L’album dei The Rasmus, “Dead Letters”, compie 15 anni. Ora Lauri Ylönen e Aki Hakala parleranno dell’album traccia dopo traccia.
L’album Dead Letters ha venduto più d un milione di copie in tutto il mondo.

La pietra miliare verrà celebrata come si deve: a settembre, è stata rilasciata una fan edition dell’album di cui i fan hanno potuto votare le canzoni online. La fan edition contiene anche quattro rare bonus track. La band suonerà anche l’intero album durante il loro tour europeo.

Ilta Sanomat ha incontrato Lauri Ylönen e Aki Hakala per guardare indietro al loro album traccia dopo traccia.

– Il booklet dell’album lo descrive piuttosto bene. L’idea è che ogni canzone sia una lettere indirizzata a qualcuno. La lettera potrebbe essere anche stata scritta a te stesso. Se saranno mai consegnate, resta da vedere. Uno non lo può sapere, resterà ignoto, spiega Lauri.

L’immagine d’insieme dell’album è buia. I quattro album precedenti – Peep, Playboys, Hell of a Tester ed Into – erano un rock gioioso e vivace già a partire dalla copertina.

Durante la lavorazione di Dead Letters, è successo qualcosa alla band. Ci ha raggiunti e ci siamo innamorati della malinconia, ricorda Lauri.

– L’album precedente era gioia pura e Lauri aveva i capelli bianchi. Forse il cambiamento è arrivato con l’età, pensa Aki.

Al tempo, eravamo preoccupati per il futuro. Avevamo rinunciato a tutto per la band. Anche se ci stavamo divertendo, non stavamo ancora avendo successo fuori dalla Finlandia. Eravamo un po’ persi. Sapevamo di avere qualcosa di più da dare, ma non sapevamo come farlo uscire, dice Lauri.

Nel 1999, Aki, che prese posto alla batteria, era in una situazione simile.
I miei amici stavano avendo figli e io avevo deciso di investire nella band. Era sicuramente abbastanza folle. Ero come un cavallo con quelle pezze che coprono gli occhi così che non possa guardarsi intorno. Fortunatamente c’erano questi quattro ragazzi, e ognuno di essi aveva la stessa visione, di voler investire in questa cosa.

Non avevamo un piano di riserva. Eravamo giovani, pensavamo che saremmo sempre sopravvissuti, ride Lauri adesso.

– Ma avevamo una visione chiara, concorda Aki.

First Day Of My Life

Lauri: ho finito il demo con una chitarra acustica. Aveva una vibrazione classica. Era anche la prima volta in cui c’era dello chlager mischiato al rock – un po’ di ABBA nel ritornello. Ma quando abbiamo iniziato ad aggiungere un po’ di rock con le chitarre, è diventata abbastanza interessante. Avevamo il nostro personale termine per questa cosa: tristezza positiva.

Aki: Questa canzone ha della bramosia. Abbiamo iniziato il 98% dei concerti con questa canzone.

In The Shadows

Lauri: Questa canzone è la chiave per il nostro grande successo. È una canzone unica , in senso positivo. Le altre persone dicevano “nessuno suona questo tipo di musica, ne siete sicuri?” Questa canzone ha un’orecchiabilità fastidiosa che ci ha portato in giro per il mondo. È diventato il nostro biglietto d’ingresso per i grandi mercati.

Lauri: Allo stesso tempo, è una canzone completamente fraintesa. È una canzone ansiosa. Dietro al testo, c’è ogni tipo di rabbia. È un inno per le persone giovani che si sentono diverse. E poi viene suonata in qualche club di Ibiza e le persone stanno facendo festa sulla nostra ansia. Beh, abbiamo ottenuto qualcosa con essa.

Still Standing

Lauri: Avevamo un’amica in comnune, Lilli. Ha preso una cattiva strada, faceva uso di droga e alla fine è morta per eroina. Lilli era un’amica stretta per noi. Frequentavamo nello stesso periodo l’Oranssi ry (attività culturali per i giovani). Era una storia triste, quindi volevo fare una canzone a riguardo. Quando stavamo creando la canzone in studio, volevamo suonare finlandesi.

Aki: Dovevamo inventarci qualcosa, e Lauri disse al ragazzo che stava mixando “mettici dentro un po’ di aurore boreali”.

Lauri: Contattammo Lilli e le dicemmo di suonare un po’ di aurore boreali.

In My Life

Lauri: Questa, se non altro, è una canzone potente. Per niente tetra come In The Shadows. La canzone dice che devi assumerti dei rischi se vuoi arrivare da qualche parte nella vita. Abbiamo messo il nostro 100% nella band. Non avevamo amicizie, fidanzate e tutto era nella band. La canzone parla di mettercela tutta.

Time To Burn

Lauri: Questa è una canzone curiosa. È una regolare traccia dell’album che non aveva ottenuto attenzione ai tempi, ma ora l’abbiamo suonata ad ogni concerto. Ha un pesante riff in stile Black Sabbath che ha un sentore di spirito maligno. Non tenta molto di impressionare. I testi sono più ansiosi. Parlano di ciò che si prova quando devi rinunciare alla tua vita privata. Le persone iniziavano a riconoscerci. Ci sono state situazioni in cui i fan suonavano alla mia porta di casa e una mano passava attraverso la buca delle lettere.

Aki: Eravamo ragazzi adolescenti a quei tempi ed era quel tipo di pubblico adolescente. Ricordo quando, dopo aver avuto un intervista durante il programma Jyrki, stavo tornando a casa camminando lungo l’Espalanadi. C’erano delle ragazzine che urlavano che mi amavano. Dall’altro lato della strada, altri stavano urlando “fottuto frocio!”. Tornai a casa e mi sentii triste perché riuscivo a ricordare solo le parole negative.

Lauri: Non sono stato un emarginato, ma nemmeno il ragazzo più popolare della classe. Ogni volta che i ragazzi della band mi lasciavano solo, spesso venivo picchiato. Ero piuttosto sensibile e sognatore a quei tempi, in uno stato irreale.

Guilty

Lauri: Questa canzone parla di avere a coscienza sporca. Trascurare le vecchie relazioni. Abbiamo trascorso 300 giorni dell’anno in tour, e le relazioni si congelarono con molte persone. Non capivano, pensavano che la fama ci avesse dato alla testa.

Aki: Non venivamo visti alle feste di diploma. Non eravamo in giro. Questo era il prezzo da pagare.

Lauri: Era terribile sentire che il successo e la band ci aveva isolato dal resto del mondo.

Not Like The Other Girls

Lauri: Avevo un amico di cui l’amica della sorella stava passando un momento difficile nella sua vita. Suo padre si era suicidato e sua madre era un’alcolizzata. C’era un caos terribile nella sua vita. Cercava di essere allegra ma era distrutta dentro. Pensai di scriverle una canzone per sollevarle il morale. Divenne questa canzone, una canzone potente per qualcun altro (per dare forza a qualcun altro ndt.).

The One I Love

Lauri: Questa canzone ha un argomento cupo: l’alcolismo. È capitato che ci stessi quasi cadendo perché partecipavo ad un sacco di feste in quel periodo – ora sono sobrio da 10 anni. L’argomento mi rendeva nervoso perché era stato presente anche nella mia famiglia. Mi chiedevo in quale oscurità mi stessi addentrando (scrivendo di questa cosa), ma ci volevo anche entrare per vedere cosa sarebbe successo.

Aki: Passavamo i fine settimana in città minori e c’erano sempre nuovi amici che ci invitavano alle feste. A quel punto, stavamo festeggiando già da una settimana. Tempi difficili.

Lauri: Pensammo che non saremmo stati giovani per sempre. L’alcol è velenoso e crea tantissimi problemi in questo Paese.

Back In The Picture

Lauri: La canzone più felice dell’album. L’ho scritta sul tetto della casa dei miei genitori. Era lì che mi piaceva suonare la chitarra, a Suutarila, dove vivevo. Era un posto familiare e mi fece scrivere musica allegra e positiva.

Aki: Sostengo che non abbiamo mai suonato questa canzone dal vivo.

Funeral Song

Lauri: Questa è personalmente la mia preferita dell’album. È un momento importante del live quando sono da solo di fronte al pubblico.

Aki: Gli altri vanno nel backstage per una pausa caffè, occuparsi dei social e mangiare formaggi. Comunque una volta, il nostro tecnico della batteria mi portò un piatto di formaggi di fianco alla batteria. È stato fantastico mangiare brie e suonare nello stesso momento.

Articolo originale pubblicato su www.is.fi, traduzione in inglese di Ina R.

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